La ricerca dello specchio
Capitolo 1
I problemi notturni
La notte lascia spazio ai ricordi di Luca. Se ne sta nel suo letto, con la testa appoggiata sul cuscino. I suoi occhi rimangono fissi a guardare il soffitto. Il silenzio domina. Un leggero vento entra dalla finestra e fa svolazzare i fogli che stanno sulla scrivania. Si toglie le coperte e a piedi scalzi raggiunge la finestra. La chiude facendo sgonfiare le tendine. La camera è piena di fotografie. Fotografa da poco, ma quando preme quel tasto gli sembra di avere la forza per fermare il mondo. Quella notte sembra proprio non promettere bene, i suoi occhi non si chiudono, è tormentato dai ricordi di un epoca ormai svanita. Un epoca in cui lui e i suoi amici, si chiudevano in quella stanza e per tutta la notte non facevano altro che ridere. Componevano numeri telefonici a caso, si abbuffavano di schifezze e mettevano tutto sottosopra. Diventava come un rifugio dove raccontare le cose più intime. Ma ora sono cresciuti, Luca è cresciuto, ed è arrivato al punto in cui prendere una decisione non risulta così tanto difficile. Avvolto dal calore delle coperte, un leggero sorriso compare sulla sua faccia. Vuole tornare indietro, ma sa che questa è una cosa impossibile. Un gattino incomincia a miagolare fuori dalla finestra, quando ad un tratto un tuono lo fa scappare via. Le gocce urtano contro il vetro e scendono man mano fino a toccarsi l’una con l’altra. Luca spegne la luce e cerca di dormire, ma è una cosa complicata. E’ distratto da tutti gli oggetti nella stanza, persino dalla luce che forma delle leggere ombre sulle pareti dal color arancio. Continua a girarsi da sinistra a destra e da destra a sinistra avvolgendosi nelle coperte che sono diventate un ottimo sacco a pelo. Forse è l’ansia per il giorno seguente. Deve iniziare il terzo anno delle superiori, e non ha per niente voglia di studiare. In seconda i suoi voti raggiungevano una media del 7, ma ora, ora fa fatica a credere che le vacanze siano finite. Che si sarebbe chiuso diverse volte in camera per studiare.
Ad un tratto il telefono squilla e i pensieri di luca svaniscono nel nulla . Cerca di liberarsi dalle lenzuola, ma non ci riesce, così rotolandosi a terra fino alla cornetta risponde.
- Pronto?
- Amore! Che fai?
- Sara che devo fare, cerco di dormire
Sara è la sua ragazza, gli sembra ancora una cosa assurda che stanno insieme. Si erano conosciuti ad una festa. Lei stava seduta lì su un divano, lui la osservava. Ad un tratto avvicinandosi con foce ferma si presentò. Era emozionato, le parole che gli uscivano dalla bocca prendevano altra forma. A lei piacque proprio questa sua timidezza, questa sua voglia di riuscire in qualcosa cercando di distruggere la paura. E con il tempo incominciò ad amarlo fino a quando un giorno capì di non poterne fare più a meno, un dose di vita per dare un sì alla giornata.
- Ma che ti frega? Vedi, se facevi come me che ti rassegnavi già da inizio settembre, stanotte riuscivi a dormire.
- Mi annoio tantissimo, Rivedere quella testa di cazzo del professore tutte le mattine. No! mi uccido.
- Ti ammazzo io se ti fa piacere
- Certo! Uccidimi, non voglio più vivere in questo mondo
- Finiscila scemo! Sai ho notato che due persone che si vogliono bene si chiamano sempre scemo e scema
- Si è vero… Scema, scema, scema, scema, scema.
La voce di Sara lo fa sentire al sicuro, si sente l’unico uomo sulla terra quando parla con lei. Gli da forza per combattere ogni cosa. Senza accorgersi abbandona tutti i suoi ricordi e le sue ansie in pochi secondi.
- Cavolo e come ti amo
- Basta, sembriamo gli attori di Via col vento.
Dal telefono Sara ride, e Luca immagina la sua faccia. Un leggero sorriso scappa sul viso. Poi Sara risponde:
- Ah! ho sempre odiato via col vento
- Anche io
Entrambi si fermano per alcuni secondi. Non sanno che dire. Poi Luca stancato.
- Come odio questi attimi di silenzio, non li sopporto.
- Senti Luca, tu sai che io ti direi sempre tutto, e che non ti mentirei mai giusto?
La faccia di Luca cambia completamente, non si aspetta per niente la domanda.
- Certo, so che tu mi diresti tutto. Ma perché mi fai questa domanda Sara?
- Beh vedi, io, io…
- Cosa è successo Sara? Parla!
- Forse noi due non ci potremo vedere più
*
- Scema! Si anche io non ti voglio vedere più
- Non è uno scherzo. Non sto scherzando.
Un leggero brivido sale sulla schiena di Luca. Si sente spaesato, non riesce a capire.
- Sara ma che cavolo dici?
- Luca, non so come spiegartelo! Non so niente! Volevo non dirtelo per non farti stare male, volevo risolvere tutto da sola senza far finire niente.
- Cosa volevi risolvere?
Nessuna risposta. Dalla cornetta si sente un leggero fruscio. Luca preso dalla rabbia risponde:
- Sara! Rispondi! Cosa volevi risolvere?
- Non so più se stare con te!
- Non sai più se stare con me? Non sai più se stare con me? Come cazzo fai a dire di amarmi e dopo dieci secondi mi dici questo?
Luca incomincia ad alzare la voce, poi vedendo l’orario dalla sveglia sul comodino modera il suo tono.
- Non ho detto che non ti amo
- Ah no! E scusa cosa vorresti dire? Non sai se stare con me però mi ami… ah ho capito, ho capito.
- Non so più niente! non lo so. Speravo di non arrivare a questo punto. Speravo di capire che era solo uno pensiero sbagliato entrato nella mia testa per alcuni secondi. Ma non è stato così. Non riesco più a recitare, a mentirti.
- Ma stai dicendo sul serio?
Luca si sente spento! Di solito quando ha un problema si rifugia nelle braccia di Sara, ma ora, ora è Sara il problema. E’ come se tutto il mondo si è spento.
- Si! E andare avanti per me sarebbe impossibile, devo pensare, devo riflettere.
- Non lo so! Non riesco a capire. Scommetto che stasera hai chiamato per dirmi questo
- Si!
- Ma come fai ad essere così falsa? A dirmi delle cose che poi non pensi. Come fai?
Ecco cosa combina l’amore. Diventa una cosa così bella! Così importante. Ti porta all’illusione che non finisca mai! E si casca nella trappola. Non puoi muoverti, sei intrappolato, vuoi scappare…
- Infatti non ci sono riuscita. Te lo dovevo dire. E non credere che io ora non stia male, anzi! Sto molto male. Ma ho bisogno di tempo. Sai quanti problemi ho! Sai come mi sento. E tra la famiglia, la scuola, e te, sei l’unica cosa a cui posso rinunciare
- E getti via l’amore così? Soltanto perché hai dei problemi con la scuola e la famiglia?
- Non è solo questo. Qualcosa è cambiato in me per te! E lo so. Volevo auto convincermi che non era vero.
- Non me ne frega! Aspetto! Perché io non voglio, e non posso far finire tutto così! Non ha senso
Gli occhi di Luca sono lucidi. Trattengono milioni di lacrime, vuole scoppiare, distruggere tutto. E’ come se quel libro che racchiude quella favola stesse per bruciare, e lui fa di tutto per spegnere il fuoco. Ma la realtà è più forte!
- Non so cosa farò! In questo modo finisci col distruggerti da solo
- E cosa devo fare? Il mio amore non è finito, non voglio farlo finire. Sei tu che lo vuoi non io. E scusami se non riesco a crederci, ma è come se il cuore mi fosse stato strappato dal petto e calpestato miliardi di volte.
Per l’ennesima volta è il silenzio a fare il suo gioco, fino a quando Sara lentamente posa la cornetta! Piange! e senza farsi notare dai suoi genitori entra in bagno. Accende la luce, e sul pavimento si formano le ombre. Si siede sul bordo della vasca e abbassa la testa. Si sente un verme! Come aveva potuto fare questo? Lei, che lo amava più di se stessa. Cerca una risposta a quelle domande. Intanto Luca lentamente! Con lo sguardo fisso sulla finestra, capisce che la sua mente, ora che dovrebbe essere piena di pensieri, è vuota, come se qualcono l’avesse svuotata. Poi cede, e la pioggia non si trovava solo fuori, ma anche nella sua camera. Incomincia a piangere.
Sara si guarda allo specchio, capisce che Luca sta male, ma quella è l’unica soluzione. Poi apre la fontana e bagna gli occhi ormai diventati due palloncini rossi! Alza la testa e prendendo l’asciugamano alle sue spalle, si asciuga. Intanto alcune gocce cadono sui suoi piedi. Poggia la mano sullo specchio come per coprire la sua faccia. Un leggero brivido percorre tutto il suo corpo. Un forte vento l’avvolge e ad un tratto si trova nel buio. Niente più la circonda.
- Dove mi trovo?
Capitolo 2
Dolce e Crudele
Tutto è buio, ricco di silenzio, vuoto,arido. Sara è ancora alla ricerca dell’interruttore del suo bagno. Con le mani tese in avanti, spera di toccare qualcosa, qualcosa che le da la certezza dell’esistenza.
Il suolo è soffice e i suoi piedi nudi lo percepiscono pienamente. Ha la sensazione di camminare su un enorme mare, un mare formato da acqua pungente, come delle spine che spuntano dalla sabbia. Un ambiente dolce e crudele allo stesso tempo. Nel grande silenzio, viene udito un suono forte, risuona forse, in una grotta, o in uno spazio vacante. E’ il cuore di Sara, sede di emozioni, di paure, come quelle che ora sta avendo. Un vento proveniente dal buio stesso rende gelide le sue guance e la punta del suo naso. Il suo respiro aumenta, la sua schiena regge miliardi di brividi, i suoi denti urtano l’uno con l’altro vibrando.
Un raggio di luce giallina spunta da lontano, man mano diviene sempre più grande, l’ambiente prende forma. Sara abbassa le braccia e osserva le pareti rosso fuoco, rosso come un’anima senza speranza. Abbassa lo sguardo e si accorge che il suolo non è altro che un’enorme melma nera. I suoi piedi dal colore chiaro, sono infangati. Alla sua destra una roccia è alzata alcuni centimetri da terra. Aiutandosi con le mani, poggia i piedi sopra uscendo dal fango. Sara trova qualcosa di strano in quella roccia. Insomma com’è fatta una roccia lo sa, sa che ella può essere ruvida o liscia, ma questa è come il vetro, delicata, fragile.
Alza la testa per guardare il soffitto, quello che vede è il suo riflesso. Identico, soltanto ribaltato.
Un rumore strano, si sente alle sue spalle. Si volta!
- Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
Un grido enorme percorre l’ambiente. Davanti ai suoi occhi un uomo anziano, con sguardo crudele, e un piccolo sorriso
- Fate tutti così quando venite da queste parti! Che cazzo avete da urlare? Io non capisco. Pensavi di essere al Luna Park? Qui non siamo da nessuna parte, questo posto non esiste, la mia voce non esiste, io non esisto. Dimmi il tuo nome.
Sara è completamente spaventata, le sue mani continuano a muoversi velocemente a sinistra e a destra. Le sue palpebre non si chiudono, rimangono aperte come se fossero incollate alle sopracciglia.
- Senti reginella dal bel seno, ti decidi a dirmi il nome?
Sara pronuncia alcune lettere, ma sono incomprensibili
- S…a…ra!
La persona anziana tira fuori dalla tasca del suo pantalone una penna, e registra il nome su una pergamena.
-Benvenuta! Gioca in questo mondo, perchè ormai non sei più tu, è inutile rischiare, la tua anima è già scomparsa.
L’uomo si volta di scatto, fischiettando entra ina una grotta scomparendo
Sara lo osserva, poi scende dalla roccia, e con disgusto, inserisce di nuovo i piedi nella melma. Una fiamma si accende vicino ad una torcia posizionata al muro, sarà corre con fatica per prenderla. E’ una torcia antica, il legno è vecchio, avrà quasi 100 anni, e lo straccio che man mano prende fuoco ha delle gocce di sangue sopra.
Si incammina per cercare di capire dove è, cosa l’ha spinta in quel posto, cosa è rimasto del suo bagno. Una porta! una porta di vetro molto spesso, si trova a 5 metri dai suoi occhi, la apre…
E’ soffocata da un’aria sgradevole. Copre il naso e la bocca con la maglietta del pigiama ed entrando con la torcia, milioni di specchi riflettono la sua immagine

risvolto interessante direi…a qundo il prossimo capitolo..dai che voglio sapere..dai…