Full metal jacket
Full metal Jacket non è soltanto un film di guerra! non rappresenta la storia di un ragazzo che decide di arruolarsi nei marines perchè a casa non ha nulla da fare. Full metal Jacket è la storia di speranza, morte, dolore, malvagità!
La storia si divide in due parti. La prima parte, è quella dell’addestramento! E qui Kubrick fa capire allo spettatore che la protesta, la voglia di far valere i propri diritti non esiste. Non c’è nessuna distinzione tra negri, bianchi, vietnamiti, americani o italiani, in fin dei conti siamo tutti uguali. Siamo tutti dei vermi da schiacciare al primo colpo. Dobbiamo rassegnarci al potente, perchè noi non possiamo mai esserlo. E il potente oggi è tutto. Con l’addestramento militare si vede e si sviluppa una crescita, partendo da “Bambini” ad essere pienamente adulti, capaci di combattere e di affrontare i problemi. Di avere il coraggio. E lo si legge nello sguardo di ogni singolo ragazzo. Gli attori sono riusciti ad entrare pienamente nel corpo di un marines che lascia la propria palla da beseball per lanciare una bomba a mano. In un marines, che si rassegna all’apertura di gambe di una ragazza per avere tra le mani come unica donna, un fucile carico. Quasi non riuscivo a crederci! mi sembrava di vedere delle anime risuscitate dal passato per girare un film. Sembravano dei veri marines, veri marines che hanno lottato per la propria patria. La luce molto piatta usata da kubrick rende il campo di concentramento unico! senza vie di fuga. Lì si corre, si salta, si viene insultati e basta. La prima fase del film si conclude con “palla di lardo” marines odiato dagli amici per le numerose scemenze che portano a delle punizioni forzate per i suoi compagni, a spararsi un colpo nel cervello, davanti al suo “amico”.
Si cambia tutto, maturità, luce per ambienti più ampi, con orizzonti da raggiungere. Qui vediamo la vera e propria comicità o meglio comicità – intellettuale, chiamiamola così, di kubrick. Battute come “Come faccio a sparare a donne e a bambini? - Semplice, vanno più lenti, miri più vicino!” oppure “Volevo essere il primo ragazzo del mio palazzo a fare centro su qualcuno!”
Riesce a tenere incollato alla sedia lo spettatore nella scena del cecchino. Con delle scenografie poco costose ma efficaci per la suspance. E poi la morte del capo gruppo, spettacolare ai miei occhi, con un battito di cuore per l’emozione. E sotto miliardi di colpi, sotto il piombo che cade a terra e scava buche, il sogno di ogni ragazzo risuona nella propria mente! la frase finale porta a riflettere.
“Sono vivo, e non ho più paura”
~ di giovanniportin su 42008vUTC01bThu, 10 Jan 2008 13:38:14 +0000UTC 11,2007.
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Beh, prima o poi tocca o tutti! E’ l’unica certezza che abbiamo dopo essere nati…
La nostra vita è appena cominciata, non si sa che strade prenderà, ma… l’unica cosa certa è che moriremo. Sembra un paradosso, ma è così.
Io non penso alla mia morte, non ancora almeno, probabilmente per rimuoverne l’idea. Comunque se la mia presenza può essere di conforto, garantico di esserci e pure di cantare. Siccome sono stonata, ti farò di certo risvegliare!
Errore ci fu. Ovviamente il commento era indirizzato al post ‘Il mio funerale’.
E’ proprio vero, continuo a rimuovere l’idea pur contro la mia volontà!
@principasticcio. Guarda che io sto perdendo proprio la testa su sta cosa. Non dovrei avere paura della morte, e invece ogni giorno, ogni samto giorno, questo pensiero passa per la mia testa. Mio padre dice che se continuo così esco pazza. Mia mamma, da perfetta napoletana, credente in tutte quelle forme di scaramanzia, dice che è simbolo di salute. Mah!
Cmq se proprio vuoi cantare non cantare su di me, ho già i timpani perforati al massimo. Sai com’è sono anche io stonato.
Secondo me ha ragione la tua mamma!
Comunque ho visto le tue foto… direi che sono artistiche (soprattutto non banali) e sicuramente riflettono la tua personalità. Mi sono piaciute tanto! Terrò sott’occhio il link. Un abbraccio,
princi
@principasticcio. Grazieeeeeeeeeee! grazie tante, veramente.