Il sorriso di Diana
“I momenti migliori dell’amore sono quelli di una quieta e dolce malinconia, dove tu piangi e non sai perchè, e quasi ti rassegni riposatamente ad una sventura… e non sai quale”. Sono queste le parole che danno inizio al cortometraggio intitolato “Il sorriso di Diana”. Un vero e proprio mini capolavoro, una di quelle pellicole che non si dimenticano facilemente, anzi che riescono ad essere spunto per la vita. La fantastica regia di Luca Lucini, e la sceneggiatura di Mauro Spinelli, hanno reso questo film completamente orginile. La storia infatti, racconta l’amore di un ragno per una donna, che diventa subito metafora di tutti gli amori impossibili. Diana, la protagonista, interpretata da Anita Caprioli, entra nella sua nuova abitazione. Un grande appartamento dominato da disordine e sporcizia, ma è proprio questa sua decadenza ad interessarci. Si ritrova a telefona con la sua migliore amica, a parlare di Fabio, il suo nuovo fidanzato. Dal tono di voce e dalle sue riflessioni, si capisce che quello non è il suo vero amore. Viene da chiedersi se Diana avrebbe mai trovato quell’amore che desiderava tanto. E che come sentiamo dalla voce fuori campo, quell’amore forte a tal punto da rimpicciolire l’universo e trattenerlo in un battito di cuore. Arriva il momento in cui vediamo il piccolo ragnetto (Agenore), che scappa insieme ai suoi amici, dalle setole nere di una scopa. Diana infatti è impegnata nelle pulizie, ma queste semplic operazioni di riordino, per gli insetti significano perisolo e morte. Aiutando con un insetticida spray, riesce ad uccidere alcuni scarafaggi. Fino a quando impugnando uno zoccolo, si ritrova faccia a faccia con Agenore. Sta per colpirlo, ma squilla il telefono. Impeganata nella sua opera si ferma, non lo uccide, in fondo un picoclo ragnetto porta anche fortuna.
Agenore incapace di muoversi rimane nella vasca tutta la notte, lui, il più coraggioso di tutti, si sente spento, devastato, inutile. E non fa altro che porsi delle domande. Perchè? perchè non mi ha ucciso? cosa vuole da me?
Nella sua testa non ci sta altro che il viso di Diana, i suoi occhi, il suo sorriso. Cerca una risposta a tutte quelle domande, e dentro di se la trova: Si era innamorato.
Mentre la ragazza manglia dell’uva, dal grappolo sfugge un acino, questo rotola proprio accanto ad agenore, che crede sia un omaggio. Così, decide di ricambiare uccidendo uno scarafaggio.
Mentre Diana sta dormendo, lui posiziona l’insetto sul cuscino vuoto, e correndo senza farsi scoprire, attende il risveglio. Immagina Diana felice, contenta del regalo, ma non fa altro che avere una delusione. Infatti, quando apre gli occhi, un enorme urlo urta contro le pareti della stanza.
L’insuccesso di quella notte lo turba profondamente, e incomincia a pensare che ci doveva essere pure un modo, una maniera per comunicare alla ragazza. Per dire che era lo stesso sentimento a muovere entrambi. Ma tutto questo pensare, viene interrotto dalla realtà “nuda e cruda”. Una di quelle sere, Diana invita Fabio a cenare nella sua nuova casa. Stesi sul divano incominciano a baciarsi. Agenore li osserva, ancora una volta incapace di muoversi, poi si decide, va a morire fra le sue braccia. Si avvicina velocemente. Nel frattempo, sul divano, Fabio si è alzato e si sta slacciando la camicia. Agenore è ai piedi del divano e sale sui suoi pantaloni. Fabio nota qualcosa. Una manata secca e subito dopo il movimento dell’uomo che schiaccia.
Questa è la chiusura del cortometraggio, in cui Agenore, il più grande tessitore, cede spazio all’amore, e per quest’ultimo muore. E’ strano descrivere le sensazioni che ho provato, mi sentivo un pò uomo e un pò ragno, racchiuso nella ragnatela dell’amore.

beh..complimenti..mi piace molto.. aspetto i nuovi interventi..bello.bello.ma dai un pò di colore o quel quid che ti contraddistingue..